Oggi condivido con voi la mia intervista ad Alessandro Nucara, direttore generale di Federalberghi, la Federazione delle Associazioni Italiane Alberghi e Turismo.

Attivo in Federazione dal 1990, Alessandro è sempre stato un attivo sostenitore dei diritti degli albergatori, continuamente attento agli ultimi sviluppi del settore. Durante l’intervista, sono emerse interessanti considerazioni sui vari stakeholder dell’industria del turismo e qualche pensiero sul futuro del settore ricettivo in Italia.

Intanto la ringrazio per l’intervista. Iniziamo da una curiosità: dal 2012 è direttore generale di Federalberghi, l’organizzazione maggiormente rappresentativa delle imprese alberghiere italiane. Come mai ha deciso di intraprendere questa carriera?

Ho iniziato a lavorare in Federalberghi nel 1990, occupandomi dell’area rapporti di lavoro e relazioni sindacali. Essendo laureato in relazioni industriali, la possibilità di partecipare in prima persona alla negoziazione di un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro costituiva una sfida affascinante. Con il passar degli anni, il “core business” dell’associazione si è arricchito, di pari passo con l’evoluzione del mercato, ed oggi – per una struttura ricettiva – la gestione dei rapporti con il web non è meno importante della gestione dei rapporti con il sindacato dei lavoratori.

Quali sono le maggiori difficoltà che gli albergatori italiani incontrano secondo lei? Qual è il consiglio che si sente di dare loro per far fronte a queste sfide?

Non parlerò delle difficoltà che si incontrano sul mercato, che pure non mancano. Gli albergatori sono imprenditori che rischiano in proprio, e sono consapevoli dell’impegno che la sfida richiede.

Ma per affrontare al meglio questa sfida, occorre un terreno di gioco in buone condizioni, che va ripulito dai due macigni che ci impediscono di giocare ad armi pari con la concorrenza internazionale. Da una parte i cavilli burocratici e l’opprimente carico fiscale. Dall’altra, la concorrenza sleale esercitata dal sommerso e, più in generale, da chi non rispetta le regole.

Il consiglio che mi sento di dare è quello di stare uniti, per reclamare insieme, a gran voce, un sistema più efficiente, che rispetti e incoraggi chi svolge il proprio lavoro con passione e correttezza, e sbarri l’accesso a furbi e disonesti.

Lei è molto attivo sull’argomento delle prenotazioni dirette. Cosa ci dice a questo proposito?

Abbiamo lavorato e lavoriamo ancora molto sul tema, sulla necessità di disintermediazione. La prenotazione diretta, attraverso i vari canali a disposizione del cliente, consente all’albergatore di applicare una politica dei prezzi variabile più efficace, quindi di differenziare le tariffe in base alle richieste del mercato. Dall’altra parte il consumatore è avvantaggiato, perché ha maggiore libertà di scelta e possibilità di confronto, la relazione che istaura con l’albergatore è diretta; questo facilita l’accoglienza e aumenta la qualità del soggiorno.

So che le sta molto a cuore il dibattito sulla parity rate. Sembra che anche in Italia si vada verso la sua abolizione. Lei che sviluppi prevede?

L’obbligo di parity rate va contro il mercato, contro il buon senso e soprattutto contro i consumatori. La timida decisione assunta dall’Antitrust nel 2015 non è servita a bloccare le pratiche commerciali “poco ortodosse” messe in atto dai portali di intermediazione, che non rispettano neanche gli impegni assunti innanzi all’Autorità. Auspichiamo che si metta al più presto un punto fermo sulla questione, restituendo agli operatori la libertà di praticare sui propri siti internet sconti e promozioni, garantendo ai clienti le migliori condizioni possibili. È urgente colmare il gap concorrenziale con la Francia, la Germania e l’Austria, nostri diretti competitors, che hanno già escluso la parity rate dai propri ordinamenti.

L’abolizione della parity rate è prevista dal disegno di legge sulla concorrenza ed il mercato approvato dalla Camera dei Deputati il 6 ottobre del 2015. Confidiamo che l’approvazione in Senato non tardi a lungo, ma se ciò dovesse accadere siamo pronti ad accelerare sul fronte del ricorso al TAR contro la decisione dell’Antitrust, che abbiamo già presentato.

Un italiano su due utilizza i metasearch per confrontare i prezzi e trovare il suo hotel ideale. In che modo pensa che il metasearch marketing sia diverso dagli altri canali di marketing a disposizione degli albergatori?

La possibilità di confrontare agevolmente le diverse proposte è molto interessante per il cliente, che sempre più spesso utilizza questi strumenti.

Specularmente, è evidente l’interesse dell’albergatore a considerare la possibilità di utilizzare anche questo canale, al fine di massimizzare i contatti e le opportunità di business.

Ritengo che occorra lavorare per migliorare le possibilità di accesso, sia sul versante tecnologico, sia sul versante economico, sia sul versante normativo.

Alberghi e metasearch possono cooperare per intervenire sui primi due aspetti, mentre sul fronte normativo è necessario l’intervento delle istituzioni, per rimuovere le restrizioni che sono state dettate dall’Antitrust, che ha dettato regole che rendono meno interessante l’uso del metasearch da parte dell’albergo.

Il mercato ricettivo italiano è molto frammentato, essendo a maggioranza indipendente e prevalgono gli hotel di categoria 3 stelle. Secondo la relazione annuale di Federalberghi, a inizio anno gli hotel di categoria medio-alta hanno registrato un aumento. Pensa che bisognerebbe investire sulle categorie più alte?

Ritengo che ci sia spazio per tutte le categorie, a condizione che si realizzi il giusto rapporto tra qualità e prezzo, e che su tutte si debba investire.

Il nostro Paese possiede delle caratteristiche uniche, che possono aiutare ad intercettare la fascia alta della clientela, italiana e straniera, e a configurare nuove offerte rivolte al segmento top dei mercati emergenti. Nel contempo, non possiamo dimenticare com’è fatta la struttura portante del sistema turistico italiano, che accoglie ogni anno quasi 400 milioni di presenze e crea ricchezza e occupazione, dando lavoro a più di un milione di lavoratori dipendenti.

Mi consenta una battuta sui grandi esperti, che sino a ieri ci dicevano che il problema del Paese era la dimensione media delle strutture ricettive, ritenuta troppo bassa, e la mancanza di imprenditorialità ed oggi, sull’onda delle nuove mode, plaudono al dilagare di micro strutture, molto spesso condotte in forma estemporanea.

Sharing economy, minaccia o opportunità?

La definirei una promessa tradita o, meglio ancora, un grande inganno, un paravento dietro il quale – grazie alla sostanziale assenza di controlli – si nascondono e prosperano centinaia di migliaia di attività abusive. Se guardo al nostro settore, nella maggior parte dei casi non c’è integrazione di reddito familiare, condivisione, occasionalità, bensì attività economica organizzata stabilmente, che non paga le tasse ed elude le regole. Il consumatore è dunque ingannato due volte, in quanto viene tradita la promessa di vivere un’esperienza autentica e vengono eluse le norme poste a tutela del cliente, dei lavoratori, della collettività e del mercato.

Proviamo a metterci nei panni del viaggiatore. Quale meta sceglierebbe per un weekend fuori porta e come decide dove alloggiare?

La prima parte della domanda è veramente difficile. Considerata la ricchezza dell’offerta italiana c’è davvero l’imbarazzo della scelta! Per quanto riguarda la scelta dell’albergo, posso raccontare come mi comporto io: cerco informazioni sul web, utilizzando anche i portali, seleziono le proposte che mi sembrano più interessanti, poi visito i siti internet delle singole strutture, se necessario faccio qualche telefonata o invio delle mail per ottenere chiarimenti o definire aspetti specifici, e solo alla fine concludo l’acquisto. È la mia vacanza, non lascio che nessuno decida al posto mio.

Isabella Scaccia

Isabella è Industry Manager di trivago per il mercato italiano. Il suo obiettivo è aiutare gli albergatori a migliorare i loro risultati online con consigli utili e semplici suggerimenti di marketing. Negli ultimi anni, Isabella ha contribuito alla crescita della piattaforma italiana di trivago occupandosi di varie attività di marketing e comunicazione. Ora lavora a contatto diretto con gli albergatori per informarli sulle ultime novità nel settore del marketing online per hotel.

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